Recensione: La guerra dei Grandi Tumuli di Mara Fontana

Cari Readers, è una drammatica insonnia che mi tiene sveglia dalle 2.oo di questa mattina e che mi porta ora, un paio d’ore dopo, a scrivervi.

Vi voglio parlare di una scrittrice fantasy italiana. Si tratta di un nome noto solo ai fruitori del famigerato Self-Publishing (un giorno scriverò sicuramente qualcosa sull’argomento, ma adesso preferisco non dilungarmi troppo e focalizzarmi sul tema del post) e, lasciatemelo dire signori, è un vero peccato.

Mara Fontana ha esordito con il libro intitolato La Guerra dei Grandi Tumuli, il primo della Nuova Galatia Saga (si legge Galazia, è latino). Questa serie, composta da ben 9 libri, è arrivata per ora a quota tre, con i seguiti Il Potere dei Millenari e La Maledizione del Drago. Qua di sotto la trama e la cover del primo libro:

Mara Fontana1

“Eurgain, la città delle kore, è il luogo in cui Ethain e Maeva apprendono i segreti della medicina, del combattimento e delle arti, di cui le kore sono custodi dall’alba dei tempi. Alla fine del loro noviziato decidono di arruolarsi nel Contingente di Quert, nella Terra del Grano, e lì, tra amori e duelli, imparano la dura legge dell’esercito. Nel frattempo, a Plasdarmos, la capitale della Rhoslanda, viene celebrato il Sacro Vincolo tra il mabon della regione e la mab del Territorio dell’Ovest. L’evento innesca una serie di avvenimenti che turba una duratura pace: la Rhoslanda rivendica  con la forza il Sacro Territorio dei Grandi Tumuli e la Terra del Grano risponde dichiarando aperte le ostilità. Ignare dei sottili e segreti meccanismi che muovono le fila di questa improvvisa guerra, Ethain e Maeva si ritrovano a combattere contro un nemico con, alle spalle, alleati ben più pericolosi e insospettati.”

Dunque. Mi chiedo da dove partire, tenendo in considerazione il fatto che è passato un po’ di tempo da quando ho letto questo primo libro. Forse precisando che, nonostante la saga sia di 9 libri, questa può considerarsi a tutti gli effetti una prima trilogia, con la trama principale parzialmente conclusa e qualche filo ancora da intessere per collegarsi alla seconda e alla terza. Quindi, Readers, accostatevi con tranquillità a questa serie, sapendo che l’attesa sarà mitigata da questa parziale conclusione.

Passiamo dunque a parlare di questo libro, e poi della serie in generale, senza spoiler. La protagonista assoluta di questo primo libro è Ethain. Maeva, nonostante sia molto presente, non è uno dei personaggi narranti, ma solo una spalla, un personaggio secondario che, purtroppo, vedremo molto meno negli altri due libri della serie. Ethain, dicevo. Una protagonista estrema, che può piacere o non piacere. Personalmente, l’ho adorata. Coraggiosa, testarda, impulsiva, irragionevole, prepotente, orgogliosa, anche un po’ infantile. La lista è lunga; semplicemente complessa, si potrebbe definire. Come ogni essere umano, aggiungo io.

Il periodo trascorso ad Eurgain copre un arco di tempo piuttosto lungo: va dagli undici ai sedici anni delle nostre ragazze e gli equivale un numero di pagine piuttosto breve (ciò non toglie che si tratti di un libro di più di 700 pagine). In effetti, devo ammettere che mi ha lasciato la voglia, perchè ho desiderato essere anch’io ad Eurgain, ad addestrarmi con Souhaun, l’impagabile maestra del nostro terzetto preferito. Si, perchè l’addestramento prevede che ogni kore si occupi di tre ragazze differenti. Nel caso di Souhaun, sono state Ethain, Maeva e Brigit. Quest’ultimo è un personaggio molto complesso. Inizialmente sembra essere proposta come l’antipatica del percorso ad Eurgain, la classica secchiona potremmo dire (sebbene io non ami questo genere di etichette). Si tratta della figlia di Dana, la Madre, colei che è a capo di tutte le kore. Per questo Brigit, lo si sa fin dall’inizio, sarà una delle poche a cui sarà permesso di diventare una kore, alla fine del suo percorso. Ed è il motivo per cui non si attira fin da subito le simpatie del lettore e di Ethain, che trova una ragazzetta arrogante e spiona. In realtà, Brigit è molto più complessa, ma la scopriremo meglio a partire dal Potere dei Millenari, secondo volume della serie, dove diverrà coprotagonista insieme ad Ethain e Geneid.

Geneid appare come POV già a metà del primo libro. Ecco, in effetti per me è stata il punto debole di questo romanzo. Sebbene fondamentale per le trame di tutti e tre i romanzi (avete presente quando nella sinossi si nominavano un mabon, una mab e “avvenimenti che turbano una duratura pace”? Ecco, il riferimento è proprio a Geneid:)), questo nuovo filo della narrazione viene introdotto un po’ troppo bruscamente, dopo capitoli dove l’unica voce era stata quella di Ethain. Ciò comporta che il ritmo stesso della narrazione ne abbia risentito, a mio parere. Eravamo immersi fino al collo nelle avventure-sventure di Ethain quando ci viene proposto un personaggio interamente da costruire, con una propria trama che fatica un po’ a decollare. in sostanza, ho trovato le vicende di Geneid molto più interessanti a partire dal secondo libro. Però è un “sacrificio” necessario:)

A mio parere, gli aspetti portanti di questo primo libro (e di questa trilogia in generale) sono molteplici: amicizia, amore, rapporto con i genitori, guerra. Questi sono i primi e più evidenti che mi sovvengono sul momento. Andando con ordine:

1. L’amicizia è un tema molto importante, anche se forse non il più importante. Ciò non toglie che sia quello su cui si concentrano i primi capitoli del libro, che mostra fin da subito il forte legame tra Ethain e Maeva (che, tra l’altro, sono cugine) e la nascita di quello con Brigit. Dopotutto, le ragazze vivranno in costante contatto l’una con l’altra per 5 anni, proprio durante il periodo più critico, quando si passa dall’infanzia all’adolescenza. Penso sia naturale che, alla fine, queste tre ragazze siano unite da un’amicizia molto forte. Arriva però il momento di fare una scelta, per Ethain: essere una kore o abbandonare Eurgain. La sinossi ci dà già la risposta. Ethain e Maeva rimangono insieme, Brigit intraprende un’altra strada. Si rivedranno, ma le cose non saranno più le stesse: saranno cresciute, cambiate; eventi più grandi si metteranno in mezzo. Eurgain è ormai un ricordo lontano. E lo è anche per Geneid e Nimph, sua carissima amica, entrambe ormai donne e accomunate dal ricordo del noviziato alla Cittadella delle kore. Il loro è un rapporto che verrà messo a durissima prova nel corso della trilogia e che non potrà rimanere intatto.

2. L’amore è molto presente in tutta la trilogia. Sarà perchè a scrivere è una donna, non lo so. io so solo che l’ho apprezzato molto (sarà perchè anch’io sono una donna, che ne dite?;)). Ad amare è Ethain, fin dal primo capitolo, quando conserva gelosamente un fiore e il ricordo di un bacio, con la speranza di poter rivedere presto, quell’estate, colui che le ha donato entrambi: Rodric, il suo amico d’infanzia che ormai è qualcosa di più, che l’aspetta a Quert. Solo che Ethain, a Quert, non ci tornerà mai, non per 5 anni. Sarà Maeva ad essere incaricata di tenere vivo il ricordo della cugina, ma 5 anni, specie in un periodo così delicato, sono tanti, troppi. E se per Ethain nulla è cambiato, Rodric stenterà a ricordare quello che aveva provato un tempo. L’amore di Ethain e Rodric è un amore che fa male. Un amore fatto di tristezza e incomprensione, rabbia e rancore. Vi avverto, Readers, ci vorranno 3 libri perchè questa cosa si sistemi. E tante lacrime (anche se non tante come per Brigit, ma con lei siamo nel secondo libro e non voglio espandermi troppo, già mi sto espandendo abbastanza). Nel caso di Geneid le cose non saranno più facili, ma saranno meno dolorose. Almeno, per me lo sono state. Forse perchè Geneid è stata il personaggio che mi ha coinvolta di meno, forse perchè ho nasato qualcosa che mi ha spinta ad andarci coi piedi di piombo sul piano amoroso. Non vi dirò nulla, ovviamente, ma penso proprio che il tempo (e i prossimi libri) mi darà ragione.

3. Il rapporto coi genitori è una croce, letteralmente. L’unica a salvarsi è Geneid, in effetti. Nel primo libro, Ethain è quella che soffre di più. Già da subito si vedono i segni: la madre è morta (argomento scottante, in effetti) da poco tempo e lei è rimasta sola col padre, il Generale del Contingente, Gobni, un uomo molto severo, duro, che pretende molto. Per accontentarlo, per meritare il suo amore Ethain, ragazzina di 11 anni fa di tutto, a partire dalle continue scuse per i suoi comportamenti. Gli anni e la crescita li porteranno ad una prevedibile rottura, ma le ferite di Ethain ci metteranno molto tempo a guarire. Gobni è una figura particolare e, sebbene alla fine si capiscano le sue ragioni, devo ammettere che non mi ha brillato per simpatia. Brigit è un caso diverso ancora. Lei è vittima di una madre ambiziosa e prevaricatrice, che non esita a usare la sua stessa figlia per raggiungere i propri scopi. Brigit ci metterà molto più di Ethain a fare i conti con questa figura ingombrante e i risultati saranno drastici.

4. La guerra. La guerra e le sue atrocità. La guerra che non porta a nulla. Questo è il ritratto che ne fa Mara Fontana. Ethain si è arruolata nel Contingente di Quert, deve combattere. Basterà il primo scontro sul campo per farle capire che non è questa la sua strada, quello che vuole fare. Non spenderò troppe parole sull’argomento, perchè il concetto è stato trattato in tutte le salse in tutti i campi artistici. Però è importante e influisce sia sulla trama che sulla crescita dei personaggi.

Volevo poi parlare della genesi di questa saga. L’autrice stessa, nelle varie interviste rilasciate, ha scritto che l’ispirazione maggiore lo ha avuto dalla cultura celtica e dalla mitologia nordica. I nomi stessi dei personaggi hanno radici nel mondo celtico ed hanno pronunce allucinanti che io non ho la minima intenzione di imparare (XD). Le festività, ho notato, sono quelle celtiche, magari con i nomi un po’ modificati. In sostanza, si tratta di un background molto affascinante, degno di essere approfondito e scoperto leggendo questi bellissimi libri.

Infine, menzione d’onore a due dei personaggi secondari più simpatici di sempre: Souhaun e Ternùl. Ternùl è un mazpeg, una creatura a metà tra un gatto e una scimmia con il dono della parola e con un retaggio familiare dai nomi più singolari che lui non esita a tirare spesso e volentieri in ballo. Giusto per fare un esempio, mi ricordo di una certa zia Avan Vera:D

Ethain
Ethain da ragazzina

Vi metto l’immagine della cover di tutti e tre i titoli insieme:)

Nuova Galatia
Fu un lungo bacio, pieno di travolgente passione, di quella passione che brucia il corpo con una fiammata e consuma l’anima col suo ricordo per tutta la vita.

Concludo informandovi che Mara Fontana ha di recente autopubblicato un altro libro, un ebook intitolato Lettere d’amore. Non l’ho ancora letto ma lo farò a breve e ne riparlerò. Certo è che, dopo questa trilogia, mi aspetto grandi cose:D

Alla prossima, Readers:D

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4 risposte a "Recensione: La guerra dei Grandi Tumuli di Mara Fontana"

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