Recensione: Il mio splendido migliore amico di A.G. Howard

Ciao a tutti, lettori, e buon giovedì! Ormai abbiamo passato il fatidico mercoledì e la settimana si avvia, più o meno rapidamente, alla sua conclusione. Per parte mia, attendo il finesettimana con partecipazione, con la prospettiva di “spararmi” le ultime 2 stagioni finora uscite del Trono di spade, ovvero quarta e quinta. Insomma, fremo.

Oggi, però, volevo parlarvi di una mia recente lettura, dal titolo agghiacciante, oserei dire, ovvero Il mio splendido migliore amico, dubbia traduzione di Splintered, di A.G. Howard.

978-88-541-7571-6

Alyssa Gardner riesce a sentire i sussurri dei fiori e degli insetti. Peccato che per lo stesso dono sua madre sia finita in un ospedale psichiatrico. Questa maledizione affligge la famiglia di Alyssa fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Chissà, forse anche Alyssa è pazza, ma niente sembra ancora compromesso, almeno per ora, almeno fin quando riuscirà a ignorare quei sussurri. Quando la malattia mentale della madre peggiora improvvisamente, però, Alyssa scopre che quello che lei pensava fosse solo finzione è un’incredibile verità: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, è molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere e per salvare sua madre da un crudele destino che non merita, Alyssa dovrà rimediare ai guai provocati da Alice e superare una serie di prove: prosciugare un oceano di lacrime, risvegliare i partecipanti a un tè soporifero, domare un feroce Serpente. Di chi potrà fidarsi? Di Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata? Oppure dell’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida nel Paese delle Meraviglie?

Titolo: Il mio splendido migliore amico (serie Splintered #1)

Autore: A.G. Howard

Casa editrice: Newton Compton

Numero di pagine: 406

Voto: 5/10

 

Questa trilogia è arcinota fra noi lettori di genere. Complici le cover meravigliose (la Newton Compton ha mantenuto le cover originali, per la nostra gioia) e una trama intrigante, aveva attirato anche la mia attenzione. Il punto è che io mi conosco. So a pelle quali libri evitare e sono più le volte che ci becco che le volte che mi sbaglio. Ecco, lo sentivo che questi libri non facevano per me. Però, tentata dalla super offerta della Newton Compton per la Giornata Mondiale del Libro (tutto il suo catalogo digitale a 0,99€), ho ceduto, e ho comprato non solo il primo, ma entrambi i romanzi.

In ogni caso, poco male. È tutta esperienza:)

 

Come è scritto già nella trama, Il mio splendido migliore amico è un retelling oscuro e un po’ burtoniano di Alice nel Paese delle Meraviglie. La protagonista, Alyssa, è una discendente della più celebre Alice di cui ci scrive Carroll e, come tutte le donne della sua famiglia, è vittima di una maledizione: con la crescita, inizia a sentire le voci di insetti e piante, che la cercano e le bisbigliano le cose. Ma Alyssa, che teme di essere rinchiusa in manicomio come la madre, lotta contro quella che considera una follia ereditaria, nascondendola a tutti. Ma le cose non sono come sembrano e il Paese delle Meraviglie la attende…

Come potrete notare dal voto, il libro mi è piaciuto poco. Anzi, mi ha proprio annoiato. Mi sono ritrovata a saltare una pagina dietro l’altra, tutto per poter alla fine concludere il romanzo e tirare un respiro di sollievo. Non che lo stile della Howard sia pesante, anzi. Teniamo conto del genere. La scrittura della Howard è scorrevole e semplice, sono gli avvenimenti che mi hanno fatta sbadigliare più e più volte. Se alla noia aggiungiamo anche un paio di scelte narrative a mio parere discutibili, la frittata è fatta.

Partiamo dal personaggio di Alyssa. Nonostante le premesse (ALLARME TRIANGOLO! ALLARME TRIANGOLO!) non mi è stata particolarmente antipatica (più che altro mi è scivolata addosso, il che è forse peggio), ma mi ha invece lasciata un po’ perplessa. È cresciuta convinta che sua madre sia pazza e, nel momento in cui gli insetti iniziano a parlarle, credendo di esserlo a sua volta. Ecco una situazione molto tragica trasformata in una barzelletta. Parliamone. Tua madre è internata in manicomio e tu assisti a frequenti crisi che possono essere sedate solo con l’iniezione di pesanti farmaci (bava alla bocca, pannolone, carrozzina), da piccola sei stata gravemente ferita da tua madre durante uno di questi episodi, sei cresciuta solo con tuo padre, credi di essere pazza e destinata a diventare come tua madre, a scuola tutti ti prendono in giro… Alyssa potrebbe essere la vicina di banco. Non so, credo che una persona rimarrebbe pesantemente segnata da tutto questo, ma lei reagisce con una razionalità veramente… anormale.

Il momento migliore è quando, dal capitolo uno al capitolo tre, decide che la madre non è pazza, che piante e insetti parlano davvero e che deve andare nel Paese delle Meraviglie (che esiste sul serio) per salvare la sua famiglia e sua madre dalla maledizione.  Questi capitoli coprono un arco temporale di due ore circa. In due ore, per una serie di eventi fortuiti, Alyssa butta all’aria razionalità e quant’altro e si butta allegramente all’avventura. Mah. Già crede di essere pazza per ereditarietà, non la sfiora il pensiero di essersi immaginata tutto? Come può accettare questa serie di eventi incredibili con una tale nonchalance? Mistero….

 

Il Paese delle Meraviglie della Howard è una delle cose più interessanti del libro. Come l’ho definito prima, è molto burtoniano: oscuro, selvaggio, caotico. È il regno del nonsense, qua vigono regole che non hanno capo nè coda e ogni cosa è soggetta a molteplici interpretazioni. Il macabro con cui lo dipinge la Howard è solo un condimento ulteriore della portata, che già mi piaceva discretamente. Il bello è stato notare come ogni non senso si riveli invece sensato, solo governato da regole completamente diverse da quelle a cui siamo abituati noi, così come Alyssa e Jeb.

Alyssa, infatti, non viaggia da sola. Conosciamo così il secondo vertice del triangolo: Jeb, suo migliore amico da anni (che originalità…), di cui è segretamente innamorata da sempre. Neanche a dirlo, pure lui lo è, la loro è solo la solita storia di incomprensioni. Jeb non ha nulla di originale, così come Alyssa. Ad attirare la mia attenzione, infatti, non è stato lui, ma Morpheus, il misterioso Ragazzo Falena.

Morpheus è misterioso, strambo, sensuale e imprevedibile. Parte del passato dimenticato di Alyssa, la avvince ben presto nella sua trama di mezze bugie e verità taciute, sempre pronto a prendere in contropiede Alyssa come il lettore. Le emozioni più forti (soprattutto la rabbia, ad essere sincera) mi sono venute da lui. Mi piace, molto. Spero solo che Alyssa faccia la scelta giusta.

Morpheus e il Pese delle Meraviglie, purtroppo, non riescono a salvare un romanzo che, per il resto, è stato noioso e scontato. Ho già letto il secondo e spero di potervelo recensire a breve, e sono un po’ incerta se comprare alche il terzo. In ogni caso, state connessi:)

E con questo vi saluto! Ci sentiremo direttamente la prossima settimana, penso, e fino ad allora vi auguro buone letture:)

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